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La rabbia dei bambini

Redazione / 04 novembre 2019

La collera è la prima tappa dell’accettazione della frustrazione, il bambino esprime un’emozione per poter ritrovare, successivamente, un equilibrio ed accettare la mancata realizzazione di un desiderio.

 

È una tappa necessaria alla crescita per poter imparare a rinunciare, le tappe del l’accettazione sono:

  1. la negazione
  2. la collera
  3. la contrattazione
  4. la tristezza
  5. l’accettazione

Accettare il NO significa passare attraverso un sentimento, naturale ed evolutivo, che è la collera.

Soddisfare un bambino perché non si arrabbi, evitargli sentimenti di tristezza, a tutti i costi, significa rendere più difficile, per lui, lo sviluppo del sentimento di identità.

Di fronte all’impossibilità di soddisfare le sue richieste, un genitore deve riuscire a sopportare la reazione per permettergli di superare la fatica di accettare i limiti. Ovviamente, una frustrazione ingiusta, una rigidità eccessiva (che esprime solo potere) può essere distruttiva ed inutile per la sua crescita.

Gli adulti sanno che per fronteggiare una ingiustizia o un’invasione, l’emozione che si mette in atto è proprio la rabbia con il significato di difesa.

L‘intelligenza emotiva permette di incanalare questa emozione, strada facendo, e di esprimerla in modo meno devastante per tutti: un bambino deve imparare a farlo, deve imparare a distinguere la collera dalla violenza (difficoltà a gestire la collera) che si rivolge contro l’altro, accusa e tenta di distruggere.
La violenza è il tentativo di proteggersi dall’intensità del dolore proiettandolo sull’altro. Quando il malessere è troppo intenso e non si trova il modo per far arrivare il proprio messaggio, la collera si trasforma in violenza e rende ancor più incomprensibile ciò che si vorrebbe esprimere.

Esistono collere sane, non violente e costruttive e collere eccessive che si trasformano in violenza.
Le prime devono essere ascoltate, le seconde decifrate, entrambe devono essere rispettate perché esprimono dei bisogni.

Il modello che i genitori offrono è fondamentale perché il bambino vada in una direzione e non nell’altra.
Se un genitore non controlla la sua collera o esprime i suoi messaggi con la violenza non fa che trasmettere la stessa modalità, se deride un bambino o lo affronta alla pari, sentendosi in competizione, disturba la naturale evoluzione verso un’adeguata gestione delle emozioni..

Da sottolineare non è la colpa ma l’errore di sottovalutare l’impronta che gli adulti danno; a torto si pensa che soddisfare ogni bisogno possa creare ragazzi più sereni.

Al contrario, è l’incapacità di sopportare le reazioni dei figli (con risposte violente o eccessivamente permissive) che porta al dilagare del malessere.

Non dimentichiamo MAI che il bambino impara i suoi primi passi in famiglia ed è la famiglia che può e deve offrire i primi strumenti per gestire anche le emozioni “difficili”.

Noi, come educatori, abbiamo la piena consapevolezza dell’importanza dell’educazione emotiva e siamo sempre vicini a ciascun bambino per guidarlo verso una serena accettazione di TUTTE le emozioni e, come sempre, siamo animati dalla volontà di collaborare con i genitori per trasmettere messaggi coerenti nel pieno rispetto dell’identità di ciascun bambino.

 

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