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Astronomia e religione

Redazione / 13 novembre 2019

«Oggi durante l’ora di religione abbiamo parlato di… astronomia!»

«Ma ne sei proprio sicuro?»

«Siii! Abbiamo visto come si è formato l’universo, attraverso una grande esplosione che si chiama big… big…»

«Vuoi dire big bang?»

«Proprio quello!»

«Ma perché nell’ora di religione avete parlato di astronomia e non, come dovrebbe essere, di religione?»

Bella domanda! Se chiediamo alla Bibbia come è nato il mondo, il libro della Genesi ci racconta una storia incredibile. Narra di come Dio abbia creato tutto con la parola: «E Dio disse…», ma allo stesso tempo sottolinea come, guardando a ciò che ha creato, Dio affermi che tutto ciò è «cosa buona». L’immagine cosmologica che si può ricostruire da quel racconto è molto particolare, e corrisponde al modo in cui i popoli antichi, tra cui gli Ebrei, pensavano fosse fatto il mondo: la terra asciutta sostenuta da delle colonne, circondata dalle acque “sotto il cielo”, ricoperta da una semisfera che tratteneva al di sopra di essa “le acque sopra il cielo”. Queste potevano scendere sulla terra in forma di pioggia attraverso delle saracinesche, mentre il sole, la luna e le stelle erano in qualche modo appese a questa sfera celeste. Forse, se ci mettessimo anche noi a osservare il mondo senza alcuna conoscenza scientifica, ancora oggi saremmo portati a darne una prima descrizione sommaria di questo tipo. E così il primo racconto della creazione utilizza le conoscenze maturate dall’uomo tre-quattro millenni fa per dire una cosa che gli sta a cuore più di tutte: Dio guarda alla creazione e vede che è qualcosa di buono, di bello, di desiderabile, capace addirittura di essere «a sua immagine» negli uomini e nelle donne che ne fanno parte, capace cioè di mettersi in relazione con Lui stesso.

Ancora di più oggi, che conosciamo molto più di allora e tuttavia ancora così poco dell’universo che ci circonda, possiamo riconoscere tanta bellezza e bontà nella creazione. Possiamo provare a ricostruirne l’evoluzione, possiamo comprendere i meccanismi che formano le stelle, le galassie, i sistemi solari, la vita stessa, ma la dimensione della meraviglia di fronte a tutto questo non è destinata a scomparire, semmai a moltiplicarsi.

Allora, perché parlare di astronomia durante l’ora di religione? Per imparare a riconoscere il significato profondo del racconto della creazione e dello sguardo che ha Dio su di noi, per destare la meraviglia, per andare oltre le parole, per non smettere mai di porsi domande, per comprendere di più il mondo che ci circonda, sapendo di poterlo guardare anche con occhi diversi, che ne riconoscono la bellezza e la bontà.

«Ma allora… posso fare la stessa cosa anche con la fisica, la biologia, la chimica, la matematica…?»

Certo! Dovrai però avere la pazienza di imparare, un pezzettino alla volta, come funziona il mondo e lasciarti attraversare da quello stesso sguardo che Dio ha su ogni creatura, e che nel tuo caso riconosce che sei «cosa molto buona». E se sei curioso o curiosa di assaggiare un po’ di questa strana combinazione di scienza e fede, qui puoi trovare qualcosa che fa per te. E la prossima volta, di cosa parliamo?

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della rubrica “Cosa c’entra Dio?” su La Difesa del Popolo a cura di Manuela Riondato.

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